“Piscina Mirabilis” . L’aria si fa tesa. Per una poesia del sentire presente. Di Rosa Frullo

Dedicato al poeta Michele Sovente

*

Opus signinum

C’è qualcosa in me che non ama la morte,

ma vuole morire,

cose che adoro senza fatica

e altre che non oso scrivere.

Cose fatte per l’obbedienza,

ma io non voglio,

voglio solo il vento,

questi calchi di pietra

dove mi nascondevo da bambina;

io in te ,

tu in me…

Autem perverse vivendo.

*

Il tempio dell’acqua che non c’è

C’era un tempio dove l’acqua si smmariva nel vuoto,

presso lunghe ombre vuote.

“I fantasmi lacerano la luce la offuscano !” ,

Tu me lo dicesti un giorno di tarda estate,

Tu solo tu mi dicevi la verità ,

cient e cient cammarelle,

pe’nuie eran’ pazzielle,

gross’e piccerelle.

Il sole si sogna una volta sola.

Resta,

dritta

estesa

forte .

Resta un pulviscolo di luce/ mondo .

Rest’cu mé.

Vai tra le fessure,nei buchi,

resta,

se io dovessi andare via come uno specchio,

resta con me

mane apude me

in an istant morietur.

*

Contando nel inchiostro

le ossa alle pareti,gli angoli

lontani con i sorrisi,

sarebbe bastato un gesto

pe aprirti senza ferite

avvolti teschi e clavicole,

spingersi nella corrente.

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Infedele alla vita:tra poesia e filosofia i colori dell’esistenza di Rosa Frullo. Di Luana Martucci.

“La poesia della giovane Rosa Frullo affascina sempre immediatamente il lettore col suo ritmo incalzante ,ma dolce, di parole che seguono un visibile percorso nel regno dell’invisibile”.

Così Ernesto Salemme definisce nell’ introduzione il libro di Rosa Frullo ,”Un mondo da nulla: Noir”. Rosa Frullo ha trascorso la sua infanzia a Pozzuoli (Nei Campi Flegrei) nella casa dei nonni materni. Nel 1981 dopo la morte dei nonni ,si trasferisce a Bacoli ,ed é proprio qui che nasce il suo amore per la poesia.

Rosa quando e come é nato il tuo primo libro di poesie?

Più o meno nel 1992 ,allora seguivo i corsi di filosofia teoretica di Eugenio Mazzarella,li ho approfondito gli studi su filosofi come Nietzsche, Schopenhauer, Heidegger, Deluze e Kierkegaard. E sono rimasta colpita e affascinata proprio da quest’ultimo filosofo ,e ho approfondito lo studio dei suoi diari filosofici. Il mio testo è una rielaborazione degli studi kierkegaardiani ,e delle mie esperienze filosofiche e esistenziali.

Come definisci il tuo libro?

Non è né un libro solo di poesia, né solo di filosofia. Ma ne è l’insieme. L’ho diviso in tre colori,noir,rouge, blanc, che rappresentano gli stati dell’esistenza. Il primo il noir, è il colore dello Spleen , dell’angoscia del turbamento ,il rouge il colore dell’Eros, e il terzo Blanc i temi della poesia civile,eterea e sofferta.

Una particolare interpretazione della poesia quindi?

Dopo gli anni 70 e le famose Avanguardie Letterarie in poi ,la poesia ha assunto significati diversi spesso non compresi,quindi ostacolata e occultata ,diceva la poetessa Maria Luisa Spaziani :”Oggi la poesia é un movimento di resistenza,una nuova Società Segreta “.Alcuni benpensanti hanno definito i libri di poesia come sottoprodotti letterari , quindi è inutile metterli nelle vetrine perché non vedono. Per me la poesia è espressione di vita singlola, ed unica e non si può separare l’essere dalla forma poetica dall’essere del poeta; in altre parole ritengo che la poesia non debba essere grammatica convenzionale, il pregiudizio nei confronti del mio libro come di altri libri era e é diretto al mio stile di vita. Sono partita dall’ Anarchia dallo spleen ,dall’angoscia, il nero può aggiungere attraverso stati tormentati della ragione, dell’anima, una sorta di consolazione attraverso il colore bianco, cioè la sofferenza condivisa da altri esseri umani .Questo è ciò che mi contestano. Ma io credo nell’ unicità della forma e del contenuto , per questo che il mio libro intacca la loro posizione istituzionalizzata.

“Trois suicides”.Jaques Rigaut, il suicidio dell’uomo sociale. Di Rosa Frullo

“Domani la fine.

La fine, finalmente la fine..”

(Da “Agenzia generale del suicidio” ) Di Jacques Rigaut

*

Come in una favola del buon vecchio Esopo il poeta Jaques Rigaut racconta vizi e virtù umane e la loro trasfigurazione. Ricordo che al poeta francese adorava un dipinto Francisco Goya “Saturno che divora il figlio”.Un quadro perfetto nel colore,atroce nella passione sanguigna espressa dal volto di Saturno che trita trai denti la carne del proprio figlio.la sottile gioia che passa dalla lama del carnefice agli occhi dello spettatore che non può fare altro che seguire il volo delirante dell’artista. Il poeta è stato sempre affascinato dal tema del cannibalismo così come Goya. Anche nelle poesie di Rigaut vivono tante figure mitologiche, favolistiche ,questi esseri famelici ,arpie e orchi streghe vampiri, streghe,lupi.Anzi il poeta sosteneva che tra tutti gli esseri viventi è proprio l’uomo che incarna le passioni crudeli e violente ,più di qualsiasi altra creatura.Tanti animali purtroppo si sono estinti l’unico che non si è mai estinto e l’essere umano. Lo scrittore sosteneva anche in maniera violenta che doveva estinguersi l’ essere umano, sparire nel nulla,il suicidio era quasi un atto dovuto. Forse l’unico atto degno per questo essere trai più cattivi al mondo. Diceva Amelia Rosselli :”Il vento non spazza via ,il sasso ,quelle fosse quei resti d’ombra quel vivere di sogni pesanti”.Così come la Rosselli ,Rigaut rivendicava il vero stato di natura degli uomini,”quella santa bestialità”, l’istituto primordiale che l’uomo sociale ha distrutto.

https://www.spreaker.com/episode/17904077

“Intorno a Leopardi”,il pessimismo filosofico di Giacomo Leopardi spiegato da Friedrich Nietzsche. Di Rosa Frullo

“Io personalmente, infatti conosco troppo poco l’italiano, e sebbene filologo, non sono in generale un linguista la lingua tedesca mi irrita già abbastanza . ”

(Da ” Lettera a Hans vos Bulow” Friedrich Nietzsche )Il giudizio di Nietzsche su Leopardi riflette con prevedibile coerenza l’evoluzione del pensiero nietzscheano . All’epoca in cui ,tra Schopenhauer e Wagner,tra le passeggiate con Burckhardt a Basilea e le visite a Tribschen , Nietzsche coglie la profondità del pessimismo ,allora Leopardi può avere un posto nell’orizzonte del suo pensiero . E non per nulla risale a questo periodo il più congruo e specifico retaggio Leopardiano:la nota parafrasi del “Sabato del villaggio” all’inizio della “Seconda considerazione inattuale”.All’epoca in cui dopo aver lasciato l’ insegnamento e dopo vari anni di vagabondaggio,si porta verso l’ultimo pensiero,quello di un approfondimento antinichilistico, del nichilismo (la famosa ricerca nel nichilismo attivo).Allora Leopardi, insieme a Schopenhauer diventa un cliché del pessimismo come preforma del nichilismo, semplice preparazione quando non cattivo esempio di spregio del corpo in nome dei valori dello spirito. È in quest’ultimo tratto di cammino di Leopardi e di Nietzsche è poco più che una maschera del pensiero ,ridotto com’è la figura del conte onanista,che è poi la norma,questa volta men che liceale, dell’apprendimento leopardiano. La buona domanda sarebbe forse di sapere quanto nella prima fase possa avere effettivamente contatto Leopardi con Nietzsche. Se ,per esempio Nietzsche avesse mai letto ,avesse mai potuto leggere personalmente “Le Operette morali” visto che lo Zibaldone uscì quando Nietzsche non poteva più intenderlo. Alla domanda aiuta in parte a rispondere, il volume” Intorno a Leopardi” che riporta i passi iniziali in cui si menziona Leopardi o in cui luoghi leopardiani emergono nella memoria letteraria di Nietzsche per una prefazione di Cesare Galimberti una postfazione di Gianni Scalia è un bel saggio di Walter Friedrich Otto . Le tappe dell’incontro di Nietzsche con Leopardi si possono forse riassumere così :1) Nietzsche dovette imbattersi in Leopardi filologo per via degli excerpta pubblicati dal De Sinner sul “Rheinisches Museum” nel 1835,come ricorda in aperta Galimberti. 2) Sicuramente agi in lui l’influsso di Schopenhauer, altra lettura del periodo di Bonn e che aveva allargato una certa diffusione europea di Leopardi testimoniata nel saggio famoso di Francesco De Sanctis “Su Leopardi e Schopenhauer”.3) Un momento importante potrebbe essere stato il soggiorno a Basilea e la frequentazione di Burckhardt, sostenitore del pensiero di Schopenhauer e amante della letteratura italiana. Benché Leopardi fosse stato scontento del florilegio sul ” Rheinisches Museum” de Sinner aveva contribuito largamente alla diffusione europea di Leopardi, alla sua azione sta alla base del saggio leopardiano pubblicato da Sainte-Beuve nel 1844 sulla “Revue dea deus mondes”. Quando Burckhardt, ci soccorre l’ Appendice del saggio di Dionisotto ” Fortuna di Leopardi “, che però si concentra piuttosto sulla fortuna inglese e in subordine francese. Sta di fatto che il Burckhardt ebbe come maestro di italiano l’esule Luigi Picchioni, il cui fratello Girolamo aveva pubblicato nel 1844 ha Eton una traduzione latina con note acute importanti dell'” Inno ai patriarchi”.4) Poi certo c’è la conoscenza nel circolo wagneriano, di Hans von Bulow ,traduttore di Leopardi; la lettura delle ” Operette morali”,non tradotte ,con Gersdorff ,che sapeva l’italiano. Ma è significativo che,quando il Bulow gli propose di tradurle ,Nietzsche declinò l’invito con un biglietto eloquente data 2 gennaio 1875. Interessante è il commento di Janz ,per cui questo fatto dell’ignoranza dell’italiano da parte di Nietzsche fu annotato con stupore anche in seguito da Overbeck e dai medici che lo curavano ;dopo gli anni trascorsi sulla riviera le nozioni di francese e di italiano erano rimaste quanto mai scarse. Archiviamo per un momento la questione che suggerisce uno studio sulla fortuna di Leopardi in Germania. Ma registriamo per l’intanto il fatto noto che ancora il de Sinner invio nel 1832 a Leopardi copia di un giornale di Stoccarda “L ‘Hesperus”,dove Friedrich Notter e Ludwig Henschel avevano pubblicato un contributo a Leopardi ” Uber G.Leopardi “, e la traduzione del “Sogno del canto gallo silvestre”. Ottavio Colecchi aveva tradotto in tedesco forse non di suo pugno “L’elogio degli uccelli” in data che Giovanni Gentile non specifica, e ritornando ai rapporti speculativi, il fatto che Nietzsche non conoscesse accettabilmente l’italiano si noti infatti la convenzionalità nei suoi richiami a Dante, oppure al ” Conte di Carmagnola ” di Alessandro Manzoni ,che sarebbe come se qualcuno di noi citasse Nietzsche o Goethe in un tedesco non puro, il fatto che Leopardi divenga una sagoma mobile o una emblema del pensiero riempiendo in piccolo la funzione analoga Schopenhauer ,si richiamano a vicenda e ci suggeriscono l’idea che Leopardi per Nietzsche contasse davvero poco . Di qui per l’appunto la circostanza per cui è saltato dapprima come filologo- poeta contro gli impiegati della filologia,poi come pessimista contro i nuovi credenti ; potesse da ultimo essere biasimato proprio per via del pessimismo collocato nella diafana galleria di un infinito elenco di autori che va da Byron, Musset,Poe, Gogol, Kleist. Con tutto non si vuol diminuire Leopardi. Le circostanze della sua fortuna sono quelle di ogni italiano dopo la crisi che investe la nostra nazione almeno da Metastasio innanzi per seguire la periodizzazione di De Sanctis che peccati ottimismo. Se ancora Rousseau poteva imparare l’italiano per leggere il Tasso (aiutato per questo dalla vicinanza e dalla circostanza di trovarsi a Venezia col compito di raggiungere il re in Francia sulle manovre dell’agonizzante Repubblica) saranno ben pochi gli straniero che nell’Ottocento ne seguiranno l’esempio. Anche l’importante é che secondo una tradizione di diffondere la cultura italiana che coincideva con certo tipo di storicismo e petrarchismo. Poi si aggiunge il culto della poesia latina,l’opera lirica e la pittura. Lo studio di Leopardi che è stato un anello di congiunzione tra presente e passato,doveva distruggere miti e paradigmi sulla storia del genio italiano. Bisognava chiedersi veramente di che sostanza era fatto il pensiero e la poetica di Leopardi quale erano i suoi limiti,i suoi pregi e le sue reali aspirazioni. Ma c’è da dire che il Leopardi non conobbe mai la lingua tedesca almeno ,non la studiò ma profondamente, e al di là degli epigoni letterari ci sono tanti equivoci di fondo, su chi tradusse e chi e stato tradotto. Si veda in ambito limitrofo il vistosissimo equivoco di Leopardi su Emanuel Kant, considerato come un bizzarro boreale, ciò che è segno di un appartenenza ha un arretratezza inimmaginabile nella Francia di Cousin, e che coinvolge tutto il circolo di Leopardi a cominciare dal Giordano e del resto l’epoca in cui il vecchio ma tuttavia estivo Melchiorre Gioia poté dire che :”L’ Italia non si sentiva incantava davanti all’estetica kantiana”. L’eccezione sarebbe forse nel Ranieri che aveva viaggiato , e conosceva il tedesco è che diede notizia dell’opera ” Età del mondo” di Schelling annunciando l’interesse poi tradizionale nella cultura del Regno Borbonico per la Germania, ma quando Leopardi arriva a Napoli giochi sono per lui tutti fatti; culturalmente la sua resta una cultura che tra i moderni e nonostante “il modernismo” degli amici toscani , non si spinge oltre i francesi, di quell’atteggiamento misogallico ,l’idea che l’italiano sia il vero erede della cultura greca e di quella latina, la antiteticità, invece è nei fatti realistica la posizione di Manzoni pronto a buttare via tutto il retaggio classico per avviare una nuova letteratura prosastica alla maniera francese. Nietzsche invece sa bene , e se ne duole ,che la Germania in tanti secoli abbandonando il quale dei” Reich”, eccitato e coi pomelli rossi non ha che da perdere sostituendo ha uno stile imitato l’assenza di stile. Il rapporto con Leopardi è quello con una stele è un cippo come con tutti gli italiani che nei loro costumi rappresenterebbero il perdurare di una memoria dell’Antico come vivacità di spirito ,superstizione ,sentimento ,panico della vita. Che è ciò che d’altra parte induce a fantasticare sulla dieta dei Dogi ,sulla crudeltà dei rinascimentali ,sui costumi fieri;nel tempo il nostro secolo il pregevole discorso di Otto su Leopardi e Nietzsche ripete per l’essenziale con la cauzione del nuovo asse durante gli anni della guerra. Questa prospettiva che delle vie possibili del classicismo degli italiani come eredi di Roma e i germani come i portatori di un nuovo principio che deve amalgamarsi, l’altra essendo notoriamente la squalifica dell’umanesimo ,romano /italiano e la costituzione un ponte privilegiato tra Germania e l’ Ellade. Dopo la crisi italiana le cose stanno così ,ci si può consolare come Gioberti favoleggiando di una filosofia sannitica, etrusca e pelasgica. Più realisticamente ,ma sempre restando nel mito,si può, negoziare la resa con Spaventa ,proponendo l’ingegnosa teoria del circolo per cui la filosofia ,cacciata dall’Italia dai roghi dell’ Inquisizione,ritornerebbe, dopo il lungo soggiorno tedesco,nell’Italia unita e nella Roma senza Papa. Ovvio che Leopardi dovesse puntare sull’ inattuale Ma detto questo la filosofia di Leopardi ,quando per filosofia si intende qualcosa di più che una visione del mondo ,resta un frutto storicamente tardivo ,cioè un fiore nel deserto perché .Alla fine Nietzsche non ne può più di Leopardi perché nonostante la venerazione per L’Antico e per il suo fossile vivente ,Nietzsche ha in mente una filosofia dell’avvenire; progettata in azioni anti politiche ,rivoluzionarie, sconvolgenti, quali sono un tedesco di allora avrebbe potuto pensare ,nulla di simile c’è nel pensiero di Leopardi. E l’altissima irrisione dei nuovi credenti :”S’arma Napoli a gara alla difesa /de’ maccheroni suoi”, esprime con i mezzi di una poesia ancora grande e vera uno sdegno civile che si riferisce a una situazione specifica la nostra. Leopardi non è dunque filosofo perché triste come ho più di Nietzsche o perché precursore di Cioran, ma perché cantore di una provincia spaventosa,e di un’Italia crollata e arresa .Il progetto leopardiano delle operette morali quale è enunciato al Giordani di dare una filosofia gli italiani .Ma si intende che avesse risonanza Europea è allora incompiuto per gli stessi motivi che hanno portato il fallimento di Rosmini e di Gioberti o del Barone Galluppi, le cui protologie e poligonie filosoficamente non sono affatto inferiori all’autore, delle” Operette morali”,la grandezza del pensiero di Leopardi come quella di Montaigne o di Kafka, esorbita dalla filosofia quale la si è intesa da Leibniz innanzi. la grandezza del pensiero di Leopardi e al rischio il primo rischio di un confronto con Nietzsche è dunque quello di riproporre per l’Italia le pratiche delle questioni settecentesche di Stato padre rivoluzione l’ultimo rischio potrebbe essere Allora quello di fare anche di Nietzsche come fu nella prima è più inerme fase della sua ricezione un “Lebensphilosoph” e un moralista; Nietzsche fu mille volte meno di Leopardi come poeta ,ma fu tutt’altra cosa da lui come filosofo, perché la poesia é ancora altra cosa dalla filosofia.

“Ah,tu pensavi che anch’io fossi una…” di Anna Achmatova.Lettura di Rosa Frullo – SoundCloud

Qualcuno ha definito la Achmatova “divina”, anche io lo sostengono da sempre. In lei c’era una grazia e un pudore che solo i grandi poeti hanno .Un dandy tutto al femminile. Fu adorata da tanti uomini di cultura , i pittore Modigliani la vedeva come” un dipinto in carne e sangue” ,con lei ebbe una lunga amicizia e corrispondenza epistolare. Io lo sempre vista come una Lidia Borelli della poesia,divina anche nei movimenti e negli sguardi.

I suoi versi estremi,radicali , spesso subliminali,sono una sonda precisa e vasta nel trattare i sentimenti. Essere poeti donna sotto un regime totalitario é molto duro, spesso i suoi testi furono sottoposti a una rigida censura. Tra le tante opere quella più particolare è “Il Rosario- 1914” e “La sera -1912”. Entrambe le opere sono caratterizzate da un’intima delicatezza , sono delle brevi miniature psicologiche quasi sempre imperniate su aspetti quotidiani e dimessi dell’amore.

Ascolta “Ah,tu pensavi che anch’io fossi una” di Anna Achmatova.Lettura di Rosa Frullo di Rosa Frullo #np su #SoundCloud

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