Uno spleen fatto di versi e voce:la poesia di Rosa Frullo raccontata da Paola Fabricozzi.

“Io credo di vendere di giorno le microscopiche particelle che ti compongono…”

( Da” Rouge-1989-90″ .Di Rosa Frullo)

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Pochissimi tra i poeti di stampo libertario degli ultimi anni possiedono come Rosa Frullo il dono taumaturgico della malinconia, l’arte suprema di rendere trasparenti gli organismi viventi con i loro meccanismi, postulati perfetti dell’ essereci non altrimenti del mondo per usare un’espressione del filosofo Martin Heidegger ,molto amato dal poeta .Sfocate immagini in bianco e nero, correnti sottomarine che evocano una volta e per sempre d’essere travolte dall’estasi contemplativa del creato.

Ma cosa rappresenta la poesia per Rosa Frullo?.

La poesia è quello che Charles Baudelaire chiamava “Spleen “struggimento ,umor nero o noir ,passione estrema. Uno spleen fatto di voce e versi .La voce è parte integrante della poesia di Rosa frullo. Lei ha scelto per amore di essere anche una lettrice dei suoi versi e anche di altri poeti. La voce è uno strumento musicale ma anche uno strumento umano, attraverso cui noi comunichiamo la musica delle nostre emozioni. La musica, il ritmo sono una parte integrante della poesia di Rosa frullo ma come presenza metafonica . La voce di Rosa è una “non voce parlante “una prospettiva metafonica ,ovvero, non c’è un impostazione della voce come accade in un attore o un cantante ;lei segue solo la sublimazione del pathos ,dell’ l’utopia poetica, non la rigida perfezione di una composizione teatrale o musicale, ma un improvvisazione metafonica, che fa della sua voce un recettore delle emozioni e della sensualità.I suoi versi così come la sua voce sono eternamente in fuga sotto un cielo basso ,scaldato da un sole nero .I cambi improvvisi della tonalità, nello sguardo ,nella tensione emotiva , trasforma così anche la sua sensualità,nella dolcezza tagliente di una rosa senza petali.La presenza costante di Edgar .Allan. Poe e Charles Baudelaire nei suoi versi si avverte dovunque anche nel suo sentirsi un po’ dandy è un po’ bohemien,la porta verso una nuova forma di conoscenza, come una mistica senza Dio ,una sacralità fatta di sola emozione e corpo.

“Fra gli spigoli e le crepe in un paesaggio che ripete una bellezza spalancata da ubriachi…”

Lo diceva anche Charles Baudelaire :”Bisogna essere semplicemente ubriachi, sempre ubriachi “.Un giorno io e lei stavano ad un convegno ,mi disse che il massimo della vita per lei era “Avere la razionalità di Poe e Baudelaire,ma anche l’ironia di Petrolini”. Io mi si a ridere ,ma capii che forse aveva ragione . C’era un connubio tra ironia e cinismo anche in Poe e Baudelaire.Un patè dolce e amaro questa è la vita. Questo è Rosa Frullo uno “spleen”colmo di ironia , sogni di oppio,una metafisica fatta di turbamenti,che ricoprono i sentieri della memoria. Forse in un tempo futuro si avrà la certezza che nulla è cambiato oltre la prigione degli anni, infondo cos’è l’uomo una mina vagante nell’oceano dell’incertezza.

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