Andò da lei l’angelo dagli occhi bianchi.E di lui lasciò i segni,i vigorosi lineamenti. La gioia squarcio il suo corpo ,malato senza amore. E tra lugubri sospiri fecero l’amore fino alla morte.

Voló così l’angelo dalle pupille soavemente livide,

in un tempo che fu solo smembramento ,

si ragomitoló, ritornó al centro ,

tra tutti i fremiti del vuoto.

Tornó.

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“E scrivo sangue invece di parole”(Da”Requiem”Patrizia Valduga”)

*

Padre niente sarà più lo stesso ,

tu non sarai più.

Anche la voce di Maria Callas non mi

consola più,

Padre

tre metri sotto la terra,

Padre morte a chi non può

pronunciare il tuo nome.

Ti cerco a questa altezza

nel buio di un altrove imbalsamato,

giro intorno a un evocativo,

che si sappia se mai un un urlo di

piacere, orgasmi vari

con il filo della doccia,

si sappia io sono solo spine

senza rose di petali.

*

T’ho fatta falce e tentazione

sul mio nero pube d’ore.

Ho spalancato gole per tentare

per correggere le esalazioni del seme,

Io tra i tuoi fianchi,

Tu sulla bocca,

tra le gambe,

sulle mani.

*

Mario

Ogni notte non ho notte fra le mani,

fra la carne che si gonfia.

Stretta gola

insegue lo sperma ,

gola,

frana,

gola,

frana il ventre

gola,

il vuoto non ha senso,

le lacrime vere non bagnano il collo,

le cosce.

Le lacrime vere si portano dentro come un cuore.

I fiori vengono in dono e poi si dilatono ,

una sorveglianza acuta il silenzia,

non stancarsi mai dei doni

il mondo è un dente strappato con chiede temi perché oggi io abbia tanti anni,

la pioggia è sterile,

puntando i semi distrutti

era l’unione appassita che cercavo ,

rubare il cuore di un altro per poi servirsene ,

la speranza é un danno forse definitivo,

le monte risuonano crude nel marmo della mano,

convincevo il mostro ad appartarsi nelle stanze più buie d’un albergo immaginario ,

verano nei boschi piccole vipere imbalsamate

,mi truccati a prete della poesia

ma ero morta alla vita,

le viscere che si perdono in un tafferuglio

ne muori spazzato via dalla scienza.

Il mondo é sottile e piano pochi elefanti ci girano ottusi.

(Da”Documento “Amelia Rosselli)

*

Settanta pezzettini e la camicia che si rompeva

nel nulla per un capriccio io mi stendevo nel nulla

e tutto era alloro e beneficenza, benefattore il re dei poveri cammello che strisci.

Una pioggia dura,sottile,penetrava,per un bisogno d’assistenza

io penetrano in camere arredate da una vera vita

che con le minuscole si scostava dalla mia,

gentilmente servizievole erano condannati a morte.

Inviti strisciavano per i cardini piovosi d’ una città permeabile:

nessuna bestia nascosta spolverata le capre che marciavano

estasiate per monti della trinità:

un cammello, due indiani,e la gente maestra di tutte le

arti,musica e matematica,il furore di sogni realizzabili. Perduta

nella vasca d’ombre le ragnatele bianche e la polvere per le ciglia

granelli e piccole perle sotto una pioggia miserissima

decidevano per il meglio una vita chiusa.

(Da “Sleep ” Amelia Rosselli)

*

Ossigeno nelle mie tende , se tu ,

a graffiare la mia porta d’entrata,a

guarire questo il mio misterioso non andare

non potere in alcun modo con gli altri. Come fai? Mi sorvegli e

nel passo che ci congiunge v’è soprattutto quintessenza di Dio;

il suo farneticante se non proprio amore qualcosa di più grande:il

tuo corpo la tua mente e i tuoi muscoli tutti affaticati:da un

messaggio che restó li nel vuoto

come se ad ombra non portasse messaggio

augurali l’inquilino che sono io:tua figlia, in una foresta pietrifica

(Da”Documento ” Amelia Rosselli)

*

Cerco di comprende

il sangue che esce dal tuo ventre commosso

la donna spezzata allora si offre alla demenza

Lei aspetta come una finestra aperta

La luce dei mille volti

che é follia…

La morte nel ventre.(Da “Lacerazioni”Joyce Mansour)

*

La morte é una margherita che dorme

ai piedi di una Madonna in calore

E mille delicati fetori

Scuri come un’ascella,

sanguinante come un cuore.

Dormono anche loro nei corpi delle donne nude

Che si sdraiano nei campi o che cercano nelle strade

La fraise mal dorée de l’amour

(Da ” Fiorita come la lussuria”Joyce Mansour))

*

Io apro la tua testa per leggere i tuoi pensieri

Io ho sgranocchiato i tuoi occhi per gustare la tua vista

Ho bevuto il tuo sangue per conoscere il tuo desiderio

Del tuo corpo tremante ho fatto il mio alimento

(Da”Cris/1953″ Joyce Mansour)

*

Prendimi di notte

È stato come un amore ,

soltanto,

la mia,la tua immaginazione?

Narciso tra le mura di Tebe.

*

Transfert

Una lunga cura in dolore i miei viaggi

Addii

Chi sa quanti clamori dopo di me.

*

Me stesso

E guardo il mondo dal mio anti-inferno

Amandomi infinitamente,

ad un passo da me,nel arancio, arancio di uno stupido vestito.

(Da “Un mondo da nulla:Noir” Rosa Frullo.

“Dimmi il tuo nome,e la prima volta che colpiró un toro,sarà il tuo nome quello che pronunceró ”

(Da”Carmen”Georges Bizet)

*

La stessa bocca,

Le dita in profondo.

Carezza che inizia prima dalla mano,

nella mano che sente,

e vede in profondo.

*

Sono stata la tua carne che respira,

una macchia sul pavimento,

un gesto mancato,

sei solo tuo che respiri,

nel mio respiro,

meraviglia di sangue,

nei grumi di un livido volto.

*

Non ci sono parole.

Soltanto veli

Nel mondo senza sole,

dove il mio sesso è il Re.

Non ci sono gesti,soltanto la mia pelle.

Le formiche che brillano tra le gambe untuose,

Portando maschere del silenzio,il lavoro muto di un ragno astuto.

Vengo nella notte le tue estasi da spermicida.

Il mio corpo questo corvo senza dignità.

Ingoia il tuo sesso agitato durante la nascita.

*

Mescolò il fiato al sangue del toro.

Il mio cuore corre crescendo con i folli.

*

Escamillo

Sprofonda in un sogno denso ,l’uomo che sogna

Svogliato, noioso,annoiato,

tu che controlli il fuoco della colonna di ghiaccio,

io lecco e pugnalo con la lingua l’orifizio,

io attendo la fine, il pianto,

porgendo l’altra guancia,

tu,

affiliate,

Le lame spezzate,

invocare il Dionisio nell’ora del tormento amoroso,

quando la folla,

grida,

grida,

quando il vuoto dello sperma ingoia se stesso.

Grida,

Grida,

Tu che non riconosci più,

Tu che non ascolti,

Tu che mi senti ancora in te.

Tu che ascolti….

Bevo stasera con i corpi assenti,per tutti gli uomini dagli sguardi più neri,delle più caste virtù.

Brindo agli sconosciuti col cuore di pietra e il cazzo grosso,in un buio profondo riconobbero solo in me l’ orrore di un istante.

“È un giovane senza importanza collettiva,é soltanto un individuo”(Da “L’Eglise/Luis-Ferdinand Celine/La Nausea/Jean-Paul Sartre”)

*

E se mi incontrassi un giorno mi riconosceresti?

Oh soavemente chiusa in un angolo

senza il mi amato specchio…e il nulla.

*

Spesso fuggivo da te…o soltanto da me stessa.

*

Il sesso sadomaso è un immenso teatro del grottesco;fatto per puro egoismo, quindi reale,

orfico,

dionisiaco,

metafisico,

irriverente,

trascendentale.

*

Barriere mentali,

giochi crudeli,

dal passo veloce,

e ora voci.

La grande storia si eregge

tra le voci.

La tregua è segnata

rinasce la vita,

dagli affetti spezzati

dal passato diviso,

dal pugnale che affonda,

oltre il filo spinato del cuore.

“Tu quoque ,Brute,fili mi?”( Da”Idi di Marzo/del 44 a.c Cristo”)

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