“La santità dei santi padri era un prodotto si cangiante ch’io decisi di allontanare ogni dubbio/dalla mia testa/purtroppo troppo chiara/e prendere il salto/Per un addio più difficile”

(Da ” La libellula “Amelia Rosselli)

*

Questo lungo poemetto scritto nel 1958 è una sorta di sogno “bipolare”, dove si alternano giochi linguistici ,ombre e luci,trame segrete .Dove la Rosselli sperimenta per la prima volta uno stile poetico, che sa di ribellione, e di riscoperta del canone classico. I riferimenti chiari a Montale, Rimbaud, Campana,rendono a mio avviso ancora più forte il suo messaggio poetico .Un ‘altro elemento di cui pochi critici hanno tenuto conto è l’aspetto eroico di questo testo. Amelia non parlava quasi mai ,o mal volentieri della sua vicenda personale, della morte dei sui cari,dell’orrore della guerra;ma questo poemetto è una sorta di tributo alla libertà, contro la violenza e soprusi ,e l’affermazione di alcuni principi fondamentali di natura socialista a cui la stessa Rosselli credeva fermamente. La libellula,non é il solito poemetto ” d’amore e morte” ,ma anche un piccolo trattato sul senso profondo “dell’Esserci” in pieno stile esistenzialista. Dire questo aiuta il lettore a cogliere il senso profondo, che va al di là del semplice artificio linguistico. Il sottotitolo che contrassegna lo scritto”Panegirico della libertà “é, con una punta di ironia come lei stessa afferma in uno scritto di Giacinto Spagnoletti nel 1987 ,il canto più lungo e disincantato che abbia mai scritto. L’ assenza dei suoi famosi ” Lapsus” di cui aveva parlato Pasolini in suo scritto introduttivo ad una delle prime Antologie della Rosselli;certo la loro latitanza non compromette la bellezza di questo poema. L’ enigma delle parole sta nel loro contrapporsi, ma non informa di lapsus ,ma come bipolare .Con alterazioni di toni e di umori,non come disturbi,ma aspetti diversi della stessa realtà. Volontà ,Dubbio,Morte :”Io ero distesa sull’erba putrida e le canzoni d’amore sorvolavano la mia testa/e io biascicavo tempeste e preghiere/e tutti i lumi del santo padre erano accesi”.Disse una volta una mia amica poetessa Paola Fabricozzi :”Mai tanto sangue cantò come quello di Amelia Rosselli, noi che ascoltiamo, sparvieri, angeli o demoni,non proviamo per lei altro che stupore poetico”.Forse parole negate che noi non abbiamo e mai avremmo voluto sentire. Un desiderio acceso di morte in tanta voglia di vivere;lei stessa che pensava del vivere come la cosa più ignobile che c’è a questo mondo,ci lascia di lei solo questi frammenti della sua meravigliosa vita di poeta,ma anche il vuoto immenso per la sua essenza ,a cui cerchiamo di dare un senso… tra il presente e il suo passato di poeta.

*

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” The rain came down upon my head

Unshelter’ d – and The heavy wind

Rendered me mad and dead and blind”

(Da “Le poesie” Di Edgar Allan Poe)

*

Urlo di piacere.

Ascoltalo il silenzio,

angelico,

dove più niente é possibile.

Queste parole d’amore che tu non

diresti mai,

non fanno volare più nessuno,

solo te stesso è ciò che rimane .

Nel dirti che ti amo ho i sudori freddi,

come se lavorassi in terre senza speranza.

Comunque farò l’amore con te,

senza manette ai polsi,

Mi nutriró del tuo sperma,

e della saliva ne trarró piacere

fino al giorno del “Giudizio Universale”.

*

Felici i solitari

Quelli che seminano cieli nella sabbia avida

Quelli che cercano la vita sotto le gonne del vento

Quelli che corrono animando dietro un sogno svanito

Perché loro sono il sale della terra

Felici le vedette sull’ oceano del deserto

Quelle che inseguono il fennec oltre i miraggi

Il sole alato perde le sue piume all’orizzonte

L’eterna estate ride dalla tomba

E se un grido riecheggia fra le rocce sdraiate

Nessuno lo ascolta

Nessuno

Il deserto grida sempre sotto cieli impavidi

Un occhio fisso plana solo

Come l’aquila all’ alba

La morte inghiotte la rugiada

Il serpente soffoca il topo

Sono la tenda il nomade ascolta il tempo scricchiolare

Sulla ghiaia dell’insonnia

Ogni cosa aspetta una parola già annunciata

Altrove.

(” Blu come il deserto ” Joyce Mansour)

“Alla poesia non c’è rimedio ,chi ce l’ ha se la gratta come rogna”. (Jolanda Insana)

*

Le mie parole sono ” fendenti fonici”.

Oh poeta delle mie brame,non accompagnare la tua

anima agli errori,

orrori,

la vita è un immonda clausura,

spazzatura,

forse qualche “elefante ottuso” ci dimora,

Ci divora.

L’ago penzolava dal braccio,

la testa,

il braccio prende fuoco,

sei ciò che hai divorato

solo il cibo sul tavola dell’autopsia.

Uno strappo
Uno strappo
Uno strappo
Sangue del mio sangue.
Ti hanno strappato a me.
Con un sorriso,
un unico segmento.
Uno strappo,
per chi lo strappò.
Uno strappo,
uno soltanto,
infame cantilena
per menti radio attive.
*
              Sprazzo di luce

Nella musica di Wagner  c’è la luce
Il nero della luce,
La luce ,
negativo e positivo reagiscono,
tu che  sei rosso non accetti la morte,
tu che sei vivo non vedi le fiamme dell ‘elettroschok, tu che non sei ,
e non sai di essere vedi e non sai di vedere.

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Quello che mi interessa è l’abisso iniziale,

non quello definitivo,

quello che qualcuno chiama paradiso.

Io sto nel vertice dell’Ombra,

che cade in un buio lento,

le foglie,

il male si ascolta in silenzio.

Questa notte vorrei sognare una morte dorata,
per mano di un pugnale,

ho conosciuto, vino,passione, in diverse notti,

Resuscitare piante dai morti,

ho conosciuto turbamenti tra le mie gambe,

trame negate del piacere,

l’ oro dei bottoni,

il piscio sui muri,

largo,

il clitoride,

più piccolo l’ imene,

un giorno qualunque l’orrore visitò la mia casa,

mi trovò affascinante ,

e restò.

Il pendolo obliquo in uno specchio in frantumi,

Aliquid tamquam in speculo intuēri.

Le mie gambe hanno dimenticato le corse nei prati.

La visione di Dio.

Hanno dimenticato,

cosa sia camminare,

Amo accarezzare la tua testa vuota,

Aqua domus imaginenem recīpit,

Apri la mia testa ,

troverai le mie lacrime di fuoco,

il mio cuore impiccato,

troverai un frutto marcio

troverai,

non troverai,

un nauseabondo esserci,

troverai,

non troverai,

quello che resta di me in fondo al mare,

troverai,

non troverai,

una parvenza di vita,

una larva,

i corvi cantano tre volte.

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