Calembour erotici e la concezione di “Un mondo da nulla” nella poesia di Rosa Frullo. Di Mirka Pasquetta

“Nella mitologia romantica dell’amore universale,l’androgino domina come caratterizzazione dell’eterno femmineo garantisce l’ideale di bellezza e di sensualità eterna .Ma nell’indecisione tra il maschile e il femminile, l’androgino risulta l’apoteosi di Dioniso. La divinità androgina per eccellenza,descritto anche come” lo straniante “nei grandi poemi epici…”

(Mirka Pasquetta)

” Da qualunque parte si volga una fanciulla ha intorno a sé l’infinito”

(Søren Kierkegaard)

*

Anche Rosa Frullo offre nei suoi versi le esperienze oniriche dell’orgasmo e dell’estasi,del riso sotto il comune denominatore battaliano secondo il quale l’eros è l’approvazione della vita fin dentro la morte ,interdetto che consente di esplorare il limite umano. I temi e il lessico della sua poesia fanno costantemente deflagrare la fisicità . Il suo corpo si riflette con le figure della metonimia nelle posture del desiderio e della morte. Le immagini la vulnerabilità dell’eros: l’amore contiene in sé il lutto, come i letti di Baudelaire contengono la profondità delle tombe. Ma, una volta di più , la Rosa Frullo va oltre questa annotazione; il gioco è sempre la sfida del desiderio e ai suoi confini estatici,il bacio diventa un gesto folle e cannibalesco,il sesso si staglia in un paesaggio devastato da un romanticismo nero. E fin dalle sue prime raccolte di poesie,lei non si nasconde fra gli ornamenti della retorica per dire un amore femminile,materializza la visione dell’ amato in delirio metafonico. Il tempo crudele è sempre presente,il tono non ammette repliche apodittico come un versetto religioso,un racconto mitico. Spesso la scrittura di Rosa Frullo sembra una sorta di ritorno al surrealismo , ma invece declina nella visionarietà di un gesto in cui si incarica di comporre e contenere la precarietà del destino .Ma l’erotismo ha sempre un contrappunto. Il sacro, con il vasto campo semantico che gli appartiene,diventa uno dei motivi più frequentemente intrecciati alle dissonanze d’amore,assieme ai temi della malattia, della mondanità e della vita. La sua sacralità irrisa e per ciò stesso assunta pienamente,come dirà Georges Bataille in” Madame Edwarda ” è in contrasto con la più superficiale trasgressione, forse molto più vicina alla “Venere in pelliccia” di Leopold von Sacher-Masoch . Quest’autore che Rosa Frullo considera un grande pensatore dell’erotismo come Georges Bataille ,ha senza ombra di dubbio inciso sia sulla visione della poesia erotica ma anche nella sua visione filosofica del testo Un mondo da nulla 1998 -99 Da tenere in considerazione sono anche gli studi che lei ha fatto su Nietzsche e Deleuze per quanto riguarda il “Dionisiaco in rapporto al principio di autoconservazione in una nuova interpretazione dell’origine dell’essere .

Trasgredire appassionatamente,questo si può aspettare da lei ,così come nei versi della sua adorata Joyce Mansour :”La morte è una margherita che dorme ai piedi di una Madonna in calore”.Cosi come il volto angelico e puro di Madonna si oppone a quello di un androgino Dioniso che parla attraverso il dolore estatico. A questa sorta di ossimoro poetico /filosofico per cui la morte è una margherita,ovvero vita e grazie che contengono,come questo fiore,un profumo nauseabondo,segue nel secondo verso la figura mariana,che rende necessario il doppio riferimento non solo alla spiritualità e alla purezza ma anche al ventre per eccellenza dell’iconografia cristiana , indipendentemente dal attribuito sessuale che vi si aggiunge. Ecco che la divinità cristiana e quella pagana si fondono creando una creatura poetica androgina prima di ogni substantia morale e ontologica. Una rivolta anche del femminile ma che si tiene a distanza dalle lotte di genere femminista. Rosa Frullo ha sempre sostenuto le lotte per l’emancipazione culturale delle donne,ma solo per affermare il principio di uguaglianza con il genere maschile,gli stessi diritti in tutto.Ma le non ha mai esaltato la figura femminile rispetto a quella maschile,ma le ha unite in nome di un erotismo poetico che affonda le sue radici nell’antico culto di Dioniso. Una divinità che sa essere forte ma anche fragile,divorata dal fuoco che non sa propagare ,nasconde il dolore sotto movenze,la rabbia,la sofferenza il piacere per l’empietà,condanna sotto una bigotta maschera femminile seppellisce il suo livore di creatura (afrodisiaca).Due creature dice Rosa Frullo distese l’una sull’altra , schiacciati da un peso profumato fanno la comunione,si cibano l’uno dell’altro. Dietro tutto questo il poeta osserva da un oblò la follia delineato da uno spazio chiuso delle mure domestiche:” E se la vita non fosse che il riflesso nello specchio del bagno.Il corpo che porta ancora la sembianza,che porta i ruggini della notte,le voci scure del sonno,i suoi balbettii,l’immagine baudeleriana della carogna della donna amata che giace li,in decomposizione, ma conserva il sonno di tutti i sonni d’amore in dissolvimento.

Ascolta Rosa Frullo legge una una poesia di Rosa Frullo su #SoundCloud

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Lunapark. La storia di un bohémien . Di Rosa Frullo.

A Valentino Zeichen ,amico e compagno di un eterno viaggio verso la libertà

“Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di là del bene e del male”

(Da “Aforismi” Friedrich Nietzsche)

“Da piccoli si faceva a gara a chi sperimentava le giostre più veloci,io spesso mi nascondevo tra i più forti. Per sentirmi forte anche io .Era quasi sempre cosi. Ma crescendo dovetti sperimentare che quello che mi faceva veramente paura,ovvero la perdita del centro di gravità che mi lega a questo mondo balordo. Un giorno ho deciso di salire sulla giostra più alta ,senza più paura e di sentire solo l’anarchia del vento sul mio volto”

(Rosa Frullo)

*

“Un giorno durante nelle nostre passeggiate a Villa Borghese Valentino mi disse:” Più ti guardo ,e più mi sembri una giostra ,non ti fermi mai. E io gli risposi :” Voglio essere un eterno Lunapark, e volteggiare nell’aria,non riconosco più da tempo il centro di gravità che vuole imprigionati a questo mondo. Voglio ritornare ad essere ciò che sono. Un Dionisio danzante ,metà dritta e metà contrasto. Non è forse questo che ci unisce mio caro .Lui dolcissimo mi guardò con i suoi occhi grandi; accennò un sorriso,un po’ ironico come faceva di solito .Poi mi prese le mani e disse:”Noi siamo due bohemien, non saremo mai contrasti, siamo nati per parlare con il vento ,anche nel dolore più cupo ,noi possiamo donare la nostra voce al vento , perché lui possa parlare attraverso di noi ,e saremo anche noi vento come alberi perduti in un bosco infinito. Spesso mi raccontava del suo rapporto contrastato con suo padre. Per lui fu triste scoprire che amava più le sue scarpe bicolore che suo figlio. Era come Belzebù in giacca e cravatta,attirava la merda come le mosche .Il suo sciocco sorriso stretto trai denti e quella gallina di buona borghesia che si portava dietro. Fu cosi che per me Villa Borghese diventò un mondo dentro un altro mondo ; una sorta di Eden multiforme ,dove la mia vera immagine si rifletteva senza paura. Solo li mi sentivo libero,in quell’oscuro e strano mondo fatto di piccole ombre in continuo divenire .Se le guardi dà vicino potrai osservare i suoi meravigliosi amplessi con la terra,le continue mutazioni e le particelle che si espandono nell’aria. La memoria torna indietro agli anni della mia giovinezza .Il mio piccolo amico Sandro che mormorava frasi senza senso,imparate per forza ai tempi del riformatorio. La logica avversa dei maestri crudeli muniti di forti bacchette,che non disdegnavano ad offrirci in premi atroci pene corporali. A sera la logica del piacere epicureo ci portava a rifugiarsi nei sogni sogni dei nostri amici di camerata che spesso si lasciavano anche andare a strani orgasmi soffocati con il pianto. Da grande ritrovai qualche amico di sventura, con cui giocavo a pallone ,o ci si divertiva a spiare vecchie prostitute nascoste dietro gli alberi. Il sesso ci divorava involontario lasciamo cadere il nostro sperma divento poi cibo per astuti animali. Io continuavo ad ascoltare Valentino,e lui come pervaso da un’estasi mistica continuava a parlare,contando i suoi passi non più così veloci. Non esiste un orgasmi più bello che sporcarsi le mani di inchiostro e sperma .Nei momenti bui ,vorrei svegliarmi ,pensare che questo è solo un brutto sogno e tu sei accanto a me,avvolto nella tua coperta a quadri. Quante volte hai patito il freddo senza di me. Solo di notte le nostre anime si toccano. Vivere in un eterno sogno da Vitelloni ,ma senza una morale che ci salvi da tutti i peccati. Io non voglio essere buono continuavi a ripetere il mondo non può essere spiegato con la sola ragione deduttiva ,per questo anche io credo come Nietzsche in una morale aldilà del bene e del male . Cercare una vita dentro un’altra vita. Ricordi cosa diceva Edgard Allan Poe dei suoi personaggi ,Ligeia ,Morella,Benereice, citando Joseph Glanvill e il suo Saducismus Triumphatus ,cosi anche le mie donne presenze rassicuranti,fantasmi innocui di una lussuria senza senso . La devozione che Valentino portava ai suoi fantasmi era totale incominciando dalla madre ,e poi l’orribile matrigna delle fiabe che suo padre aveva sposato e che spesso compare come il simbolo del più atroce sadismo,e infine la sua adorata Mireille che spesso scambiava con me. Loro vivono nonostante tutto in quella piccola dimora del tempo ,fatto di niente ,ma disperatamente vive .Un po come la mano che percorreva la famosa cerniera lampo in una sua poesia, e la stessa mano ormai paralizzata non sente per la vita altro che noia e un tiepido livore. Valentino Zeichen ormai profugo della vita creava cerchi geometrici come le tarme che divoravano i suoi vestiti e che ad ogni sussulto della terra ripetevano: “Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio” .

Rosa Frullo una poetessa anarchica, napoletana, una dritta. Intervista di Valerio De Risi

Iniziamo con una domanda in relazione al dandy ?

Ok ci sto

Il dandy é Flâneur come Poe , Baudelaire , Rimbaud, Verlaine, Jaques Rigaut e Valentino Zeichen .L’esibizionismo è volgare , borghese e patologico?.Credi che tutto questo sia vero ?

Certo che sono convinta di questo.Il mondo virtuale è pieno di individui patologici. Potrei fare nome e cognome ma non è elegante. Il vero ruolo del dandy è quello del “Flâneur” ,colui che guarda il mondo senza guardarlo, ovvero fregandosene di tutto e di tutti. Diceva il mio adorato nonno :”Il miglior disprezzo è la non curanza “. Ci sono tanti pregiudizi letterari verso i dandy e i bohemien, essi non sono solo emblemi di estetismo esasperato, o creature prive di ogni morale.ma portatori di verità silenziose ,oscure ,antiche , la stessa verità che il grande Petronio conosciuto anche come Gaius Petronius Arbiter.che non solo si distingueva per l’eleganza dei suoi abiti ,ma anche per la sua arguzia, la retorica,e la sua arte poetica.

Da quello che ho potuto capire in lei c’è una forte avversione per il mondo attuale. Mi descriva con cinque aggettivi questo mondo ?

Volgare

Omologato

Antiestetico

Ipocrita

Borghese

Ci sarebbe anche qualche altra parola ma non la voglio dire.

Ma questo punto mi viene da dire ,che differenza c’è tra un dandy e un’ impiegato statale ?

Il dandy é una creatura pura ,che sta fuori dalla società ,e di ogni illusione creata dallo stato borghese non sa che farse. E soprattutto non sarà mai impiegato da nessuna parte. L’impiegato può fare solo l’impiegato e non sarà mai un intellettuale,e mai un uomo libero.

Ma il suo essere dandy nasce con l’esigenza di essere un poeta?

Mi occupo di questa sublime arte da quando avevo tredici anni. É stata molto dura. Tra fughe, umiliazioni, incomprensioni,gioie e dolori, Però devo dire che il sostegno degli studi filosofici e poi l’adesione all’anarco/femminismo hanno alleviato un po’ le mie pene. Mi hanno resa più forte. E poi io lo dico sempre :”È stata la poesia a scegliermi e non viceversa”.

La vita è un bellissimo girotondo come nel film “Otto e mezzo “di Federico Fellini ti piace come definizione ?

Assolutamente no. Caso mai è un triste girotondo .Noi veniamo al mondo come cani ,figli di una assurda e inconsapevole volontà oscura.Ci facciamo cento domande inutili. Gli animali e le piante sono migliori di noi non hanno morale e vivono secondo natura.

Una volta mi hai detto che la sola anarchia non ti bastava?

Si è vero,sono anche una Masochista con assoluta fierezza ,e ne vado orgogliosa.Non mi nascondo dietro le maschere delle donne uterine, madri e casalinghe perfette. Io sono una creatura dionisiaca. Dionisio è l’unica entità mistica che io venero.

É vero che hai anche origini nomadi ?

Si da parte di padre . Appartengono alla grande famiglia dei “Dritti”, è una parola che viene usata dal mondo nomade per distinguersi dagli altri. Io ho avuto sempre un carattere ribelle già da piccola ,mi piacevano i libri ma non la scuola,la odiavo. Non sopportavo di restare chiusa tanto tempo in un posto.Spesso fuggivo . Aspettavo la domenica, si andava alle giostre dov’è c’erano dei parenti di mio padre. Per me i Lunapark sono posti bellissimi,ma anche il Circo, lo sempre trovato molto affascinante. E poi adoravo le loro roulotte .Ci giocavo e immaginavo di poter spostare anche la mia casa dove volevo , proprio come una roulotte.

Quale sono state le persone che ti hanno aiutato di più in campo letterario?

Innanzitutto i compagni anarchici,loro mi hanno dato molto da un punto di vista umano non solo poetico. Poi i miei adorati amici Ferruccio Benzoni, Michele Sovente, Amelia Rosselli, e poi Valentino Zeichen che mi ha sostenuto nei momenti più difficili della mia vita. Anzi lui me la salvata la vita. È stata durissima quando mi ha lasciata.

Una volta hai litigato di brutto con uno scrittore che negava l’olocausto dei nomadi ?

Si allora c’era anche la Francesca Di Meo. Io non so come possano esistere queste persone. Negava una cosa che è storia con tanto di foto e testimonianze. É orribile tutto questo. Dei parenti di mio padre furono deportati in un campo di concentramento nazista dove c’erano solo nomadi. Ricordo che lui piangeva,ma anche mia nonna quando me lo raccontava. Devo avere ancora le foto da qualche parte. Anche Valentino Zeichen ha sofferto tanto quando venne in Italia da Fiume. Anche i profughi slavi , dalmati,non erano visti di buon occhio. Dove c’è il razzismo c’è il male.

Tu sei Nata a Napoli nei Campi Flegrei. Quanto la ami?

Tantissimo anche lei è una parte importante di me,con la sua dolcissima lingua fatta d’amore e poesia

Lei è fedele alla realtà?

No ,i cani sono fedeli

Posso farle una domanda sulla sua intimità?

Certo

A che età avuto il primo orgasmo?

Sei anni fu durante un sogno. Mi sono ritrovata nel bel mezzo di un’orgia , simile a quelle descritte nel Satyricon di Petronio.

Vedo che lei ama molto questo scrittore latino ?

Si ma anche Catullo, Marziale,Ovidio, Lucrezio, Virgilio…

Se adesso le proponessi un posto come segretaria lei accetterebbe?

No, preferisco la posizione distesa a quella verticale

Cosa pensi di quest’intervista ?

Si poteva evitare.

Le posso fare una proposta indecente?

Certo ,se si tratta di divertirsi io ci vado a nozze.

Altre interviste no.

Grazie è stata gentilissima.

Grazie a lei.

L’eredità stirneriana nella poesia erotica di Rosa Frullo. Di Marco Carmenischi

“Rivoluzione e Rivolta non devono essere presi come sinonimi .La prima consiste in un rovesciamento dello stato di cose esistenti,dello statuto dello statuto e della società ; essa è dunque un atto politico o sociale. La seconda , pur comportando inevitabilmente una trasformazione dell’ ordine costituito , non ha di questa trasformazione il suo punto di partenza. Essa deriva dal fatto che gli uomini sono scontenti di se stessi e di ciò che li circonda. Essa non è una leva di scudi,ma un sollevamento di individui,una ribellione che non si preoccupa assolutamente delle istituzioni che potrà produrre. La rivoluzione ha come obiettivo delle nuove istituzioni .La rivolta ci porta a non lasciarci più amministrare, ma ad amministrare da soli. La rivolta non attende le meraviglie delle istituzioni future. Essa è una lotta contro ciò che esiste. Una volta riuscita,ciò che esiste crolla da solo. Essa non fa che liberare il mio ” me” dallo stato delle cose esistenti,il quale dal momento in cui me ne congedo,viene meno e cadono in putrefazione.

( Da “L’unico e le sue proprietà” Max Stirner)

*

Il pensiero libertario si espande nella poesia, e nel pensiero erotico e filosofico di Rosa Frullo su due piani diversi. Quello poetico e erotico e l’altro filosofico, ma che comunque sono indivisibili .La donna deve riconoscersi innanzitutto come essere afrodisiaco,e non riproduttivo. Questa è la prima forma di libertà . E la felicità , la Libertà intesa non come libertinaggio ,ma uno stile di vita simile a quello di un dandy; apro una parentesi che non è una prerogativa solo maschile ,come affermava Baudelaire ,il vero dandy non ha sesso,è maschile femminile,può essere ciò che vuole, si pensi a Petronio ,Oscar Wilde, Georges Sand, Anna Achmantova. Si può essere anarchici ,ribelli, masochisti . Ma tutto questo non porta alla deformazione sessuale, anzi la giustifica come mezzo per accedere all’universo del piacere. Il piacere e l’atto riproduttivo sono l’uno dall’ antitesi dell’altro. la copula meccanica o riproduttiva è fuori dall’ universo erotico.La visione dell’eros secondo la prospettiva anarchica di Rosa Frullo non si riduce alla sensualità ma va oltre il suo significato.L’eros diventa una sorta di esperienza sovrasensibile ,come il desiderio cercasse il senso del suo stesso desiderare. Sade ,von Masoch, Baudelaire, e anche lo stesso Stirner sono stati dei pionieri di questa visione della sessualità ,intesa come l’oltre del desiderio. Tutto è piacere senza morale,lontano dal suo occhio malefico.Il tedio,la noia possono nascere da una profonda insoddisfazione ,dalla frustrazione di un sesso di coppia fatto per dovere:”Per una donna come me sono sono frustranti ,lei mi diceva perché mirano solo alla possessione di un oggetto”.La virtù matrimoniale genera solo frustrazione e infelicità. Justine e la prosperità del vizio di Sade dice che “la donna viziosa è ridicola quanto quella casta” .Abbasso i conformismi borghesi. Liberate la donna dalla castrazione mentale chela riduce ad entità riproduttiva,la donna ha le stesse potenzialità dell’uomo,basta finiamola con il maschilismo sciovinista. Davanti ad un anarchico non ci sono amici o nemici nel letto ma solo ,uomini e donne. Il poeta latino Publio Ovidio Nasone diceva:”Imparate l’arte amatoria , Ars Amatoria”.I borghesi non hanno mai imparato niente a nessuno. Solo i poeti e filosofi possono insegnare la vita.

Rosa Frullo legge Max Stirner di Rosa Frullo su #SoundCloud

“Piscina Mirabilis” . L’aria si fa tesa. Per una poesia del sentire presente. Di Rosa Frullo

Dedicato al poeta Michele Sovente

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Opus signinum

C’è qualcosa in me che non ama la morte,

ma vuole morire,

cose che adoro senza fatica

e altre che non oso scrivere.

Cose fatte per l’obbedienza,

ma io non voglio,

voglio solo il vento,

questi calchi di pietra

dove mi nascondevo da bambina;

io in te ,

tu in me…

Autem perverse vivendo.

*

Il tempio dell’acqua che non c’è

C’era un tempio dove l’acqua si smmariva nel vuoto,

presso lunghe ombre vuote.

“I fantasmi lacerano la luce la offuscano !” ,

Tu me lo dicesti un giorno di tarda estate,

Tu solo tu mi dicevi la verità ,

cient e cient cammarelle,

pe’nuie eran’ pazzielle,

gross’e piccerelle.

Il sole si sogna una volta sola.

Resta,

dritta

estesa

forte .

Resta un pulviscolo di luce/ mondo .

Rest’cu mé.

Vai tra le fessure,nei buchi,

resta,

se io dovessi andare via come uno specchio,

resta con me

mane apude me

in an istant morietur.

*

Contando nel inchiostro

le ossa alle pareti,gli angoli

lontani con i sorrisi,

sarebbe bastato un gesto

pe aprirti senza ferite

avvolti teschi e clavicole,

spingersi nella corrente.

Infedele alla vita:tra poesia e filosofia i colori dell’esistenza di Rosa Frullo. Di Luana Martucci.

“La poesia della giovane Rosa Frullo affascina sempre immediatamente il lettore col suo ritmo incalzante ,ma dolce, di parole che seguono un visibile percorso nel regno dell’invisibile”.

Così Ernesto Salemme definisce nell’ introduzione il libro di Rosa Frullo ,”Un mondo da nulla: Noir”. Rosa Frullo ha trascorso la sua infanzia a Pozzuoli (Nei Campi Flegrei) nella casa dei nonni materni. Nel 1981 dopo la morte dei nonni ,si trasferisce a Bacoli ,ed é proprio qui che nasce il suo amore per la poesia.

Rosa quando e come é nato il tuo primo libro di poesie?

Più o meno nel 1992 ,allora seguivo i corsi di filosofia teoretica di Eugenio Mazzarella,li ho approfondito gli studi su filosofi come Nietzsche, Schopenhauer, Heidegger, Deluze e Kierkegaard. E sono rimasta colpita e affascinata proprio da quest’ultimo filosofo ,e ho approfondito lo studio dei suoi diari filosofici. Il mio testo è una rielaborazione degli studi kierkegaardiani ,e delle mie esperienze filosofiche e esistenziali.

Come definisci il tuo libro?

Non è né un libro solo di poesia, né solo di filosofia. Ma ne è l’insieme. L’ho diviso in tre colori,noir,rouge, blanc, che rappresentano gli stati dell’esistenza. Il primo il noir, è il colore dello Spleen , dell’angoscia del turbamento ,il rouge il colore dell’Eros, e il terzo Blanc i temi della poesia civile,eterea e sofferta.

Una particolare interpretazione della poesia quindi?

Dopo gli anni 70 e le famose Avanguardie Letterarie in poi ,la poesia ha assunto significati diversi spesso non compresi,quindi ostacolata e occultata ,diceva la poetessa Maria Luisa Spaziani :”Oggi la poesia é un movimento di resistenza,una nuova Società Segreta “.Alcuni benpensanti hanno definito i libri di poesia come sottoprodotti letterari , quindi è inutile metterli nelle vetrine perché non vedono. Per me la poesia è espressione di vita singlola, ed unica e non si può separare l’essere dalla forma poetica dall’essere del poeta; in altre parole ritengo che la poesia non debba essere grammatica convenzionale, il pregiudizio nei confronti del mio libro come di altri libri era e é diretto al mio stile di vita. Sono partita dall’ Anarchia dallo spleen ,dall’angoscia, il nero può aggiungere attraverso stati tormentati della ragione, dell’anima, una sorta di consolazione attraverso il colore bianco, cioè la sofferenza condivisa da altri esseri umani .Questo è ciò che mi contestano. Ma io credo nell’ unicità della forma e del contenuto , per questo che il mio libro intacca la loro posizione istituzionalizzata.

“Trois suicides”.Jaques Rigaut, il suicidio dell’uomo sociale. Di Rosa Frullo

“Domani la fine.

La fine, finalmente la fine..”

(Da “Agenzia generale del suicidio” ) Di Jacques Rigaut

*

Come in una favola del buon vecchio Esopo il poeta Jaques Rigaut racconta vizi e virtù umane e la loro trasfigurazione. Ricordo che al poeta francese adorava un dipinto Francisco Goya “Saturno che divora il figlio”.Un quadro perfetto nel colore,atroce nella passione sanguigna espressa dal volto di Saturno che trita trai denti la carne del proprio figlio.la sottile gioia che passa dalla lama del carnefice agli occhi dello spettatore che non può fare altro che seguire il volo delirante dell’artista. Il poeta è stato sempre affascinato dal tema del cannibalismo così come Goya. Anche nelle poesie di Rigaut vivono tante figure mitologiche, favolistiche ,questi esseri famelici ,arpie e orchi streghe vampiri, streghe,lupi.Anzi il poeta sosteneva che tra tutti gli esseri viventi è proprio l’uomo che incarna le passioni crudeli e violente ,più di qualsiasi altra creatura.Tanti animali purtroppo si sono estinti l’unico che non si è mai estinto e l’essere umano. Lo scrittore sosteneva anche in maniera violenta che doveva estinguersi l’ essere umano, sparire nel nulla,il suicidio era quasi un atto dovuto. Forse l’unico atto degno per questo essere trai più cattivi al mondo. Diceva Amelia Rosselli :”Il vento non spazza via ,il sasso ,quelle fosse quei resti d’ombra quel vivere di sogni pesanti”.Così come la Rosselli ,Rigaut rivendicava il vero stato di natura degli uomini,”quella santa bestialità”, l’istituto primordiale che l’uomo sociale ha distrutto.

https://www.spreaker.com/episode/17904077

“Intorno a Leopardi”,il pessimismo filosofico di Giacomo Leopardi spiegato da Friedrich Nietzsche. Di Rosa Frullo

“Io personalmente, infatti conosco troppo poco l’italiano, e sebbene filologo, non sono in generale un linguista la lingua tedesca mi irrita già abbastanza . ”

(Da ” Lettera a Hans vos Bulow” Friedrich Nietzsche )Il giudizio di Nietzsche su Leopardi riflette con prevedibile coerenza l’evoluzione del pensiero nietzscheano . All’epoca in cui ,tra Schopenhauer e Wagner,tra le passeggiate con Burckhardt a Basilea e le visite a Tribschen , Nietzsche coglie la profondità del pessimismo ,allora Leopardi può avere un posto nell’orizzonte del suo pensiero . E non per nulla risale a questo periodo il più congruo e specifico retaggio Leopardiano:la nota parafrasi del “Sabato del villaggio” all’inizio della “Seconda considerazione inattuale”.All’epoca in cui dopo aver lasciato l’ insegnamento e dopo vari anni di vagabondaggio,si porta verso l’ultimo pensiero,quello di un approfondimento antinichilistico, del nichilismo (la famosa ricerca nel nichilismo attivo).Allora Leopardi, insieme a Schopenhauer diventa un cliché del pessimismo come preforma del nichilismo, semplice preparazione quando non cattivo esempio di spregio del corpo in nome dei valori dello spirito. È in quest’ultimo tratto di cammino di Leopardi e di Nietzsche è poco più che una maschera del pensiero ,ridotto com’è la figura del conte onanista,che è poi la norma,questa volta men che liceale, dell’apprendimento leopardiano. La buona domanda sarebbe forse di sapere quanto nella prima fase possa avere effettivamente contatto Leopardi con Nietzsche. Se ,per esempio Nietzsche avesse mai letto ,avesse mai potuto leggere personalmente “Le Operette morali” visto che lo Zibaldone uscì quando Nietzsche non poteva più intenderlo. Alla domanda aiuta in parte a rispondere, il volume” Intorno a Leopardi” che riporta i passi iniziali in cui si menziona Leopardi o in cui luoghi leopardiani emergono nella memoria letteraria di Nietzsche per una prefazione di Cesare Galimberti una postfazione di Gianni Scalia è un bel saggio di Walter Friedrich Otto . Le tappe dell’incontro di Nietzsche con Leopardi si possono forse riassumere così :1) Nietzsche dovette imbattersi in Leopardi filologo per via degli excerpta pubblicati dal De Sinner sul “Rheinisches Museum” nel 1835,come ricorda in aperta Galimberti. 2) Sicuramente agi in lui l’influsso di Schopenhauer, altra lettura del periodo di Bonn e che aveva allargato una certa diffusione europea di Leopardi testimoniata nel saggio famoso di Francesco De Sanctis “Su Leopardi e Schopenhauer”.3) Un momento importante potrebbe essere stato il soggiorno a Basilea e la frequentazione di Burckhardt, sostenitore del pensiero di Schopenhauer e amante della letteratura italiana. Benché Leopardi fosse stato scontento del florilegio sul ” Rheinisches Museum” de Sinner aveva contribuito largamente alla diffusione europea di Leopardi, alla sua azione sta alla base del saggio leopardiano pubblicato da Sainte-Beuve nel 1844 sulla “Revue dea deus mondes”. Quando Burckhardt, ci soccorre l’ Appendice del saggio di Dionisotto ” Fortuna di Leopardi “, che però si concentra piuttosto sulla fortuna inglese e in subordine francese. Sta di fatto che il Burckhardt ebbe come maestro di italiano l’esule Luigi Picchioni, il cui fratello Girolamo aveva pubblicato nel 1844 ha Eton una traduzione latina con note acute importanti dell'” Inno ai patriarchi”.4) Poi certo c’è la conoscenza nel circolo wagneriano, di Hans von Bulow ,traduttore di Leopardi; la lettura delle ” Operette morali”,non tradotte ,con Gersdorff ,che sapeva l’italiano. Ma è significativo che,quando il Bulow gli propose di tradurle ,Nietzsche declinò l’invito con un biglietto eloquente data 2 gennaio 1875. Interessante è il commento di Janz ,per cui questo fatto dell’ignoranza dell’italiano da parte di Nietzsche fu annotato con stupore anche in seguito da Overbeck e dai medici che lo curavano ;dopo gli anni trascorsi sulla riviera le nozioni di francese e di italiano erano rimaste quanto mai scarse. Archiviamo per un momento la questione che suggerisce uno studio sulla fortuna di Leopardi in Germania. Ma registriamo per l’intanto il fatto noto che ancora il de Sinner invio nel 1832 a Leopardi copia di un giornale di Stoccarda “L ‘Hesperus”,dove Friedrich Notter e Ludwig Henschel avevano pubblicato un contributo a Leopardi ” Uber G.Leopardi “, e la traduzione del “Sogno del canto gallo silvestre”. Ottavio Colecchi aveva tradotto in tedesco forse non di suo pugno “L’elogio degli uccelli” in data che Giovanni Gentile non specifica, e ritornando ai rapporti speculativi, il fatto che Nietzsche non conoscesse accettabilmente l’italiano si noti infatti la convenzionalità nei suoi richiami a Dante, oppure al ” Conte di Carmagnola ” di Alessandro Manzoni ,che sarebbe come se qualcuno di noi citasse Nietzsche o Goethe in un tedesco non puro, il fatto che Leopardi divenga una sagoma mobile o una emblema del pensiero riempiendo in piccolo la funzione analoga Schopenhauer ,si richiamano a vicenda e ci suggeriscono l’idea che Leopardi per Nietzsche contasse davvero poco . Di qui per l’appunto la circostanza per cui è saltato dapprima come filologo- poeta contro gli impiegati della filologia,poi come pessimista contro i nuovi credenti ; potesse da ultimo essere biasimato proprio per via del pessimismo collocato nella diafana galleria di un infinito elenco di autori che va da Byron, Musset,Poe, Gogol, Kleist. Con tutto non si vuol diminuire Leopardi. Le circostanze della sua fortuna sono quelle di ogni italiano dopo la crisi che investe la nostra nazione almeno da Metastasio innanzi per seguire la periodizzazione di De Sanctis che peccati ottimismo. Se ancora Rousseau poteva imparare l’italiano per leggere il Tasso (aiutato per questo dalla vicinanza e dalla circostanza di trovarsi a Venezia col compito di raggiungere il re in Francia sulle manovre dell’agonizzante Repubblica) saranno ben pochi gli straniero che nell’Ottocento ne seguiranno l’esempio. Anche l’importante é che secondo una tradizione di diffondere la cultura italiana che coincideva con certo tipo di storicismo e petrarchismo. Poi si aggiunge il culto della poesia latina,l’opera lirica e la pittura. Lo studio di Leopardi che è stato un anello di congiunzione tra presente e passato,doveva distruggere miti e paradigmi sulla storia del genio italiano. Bisognava chiedersi veramente di che sostanza era fatto il pensiero e la poetica di Leopardi quale erano i suoi limiti,i suoi pregi e le sue reali aspirazioni. Ma c’è da dire che il Leopardi non conobbe mai la lingua tedesca almeno ,non la studiò ma profondamente, e al di là degli epigoni letterari ci sono tanti equivoci di fondo, su chi tradusse e chi e stato tradotto. Si veda in ambito limitrofo il vistosissimo equivoco di Leopardi su Emanuel Kant, considerato come un bizzarro boreale, ciò che è segno di un appartenenza ha un arretratezza inimmaginabile nella Francia di Cousin, e che coinvolge tutto il circolo di Leopardi a cominciare dal Giordano e del resto l’epoca in cui il vecchio ma tuttavia estivo Melchiorre Gioia poté dire che :”L’ Italia non si sentiva incantava davanti all’estetica kantiana”. L’eccezione sarebbe forse nel Ranieri che aveva viaggiato , e conosceva il tedesco è che diede notizia dell’opera ” Età del mondo” di Schelling annunciando l’interesse poi tradizionale nella cultura del Regno Borbonico per la Germania, ma quando Leopardi arriva a Napoli giochi sono per lui tutti fatti; culturalmente la sua resta una cultura che tra i moderni e nonostante “il modernismo” degli amici toscani , non si spinge oltre i francesi, di quell’atteggiamento misogallico ,l’idea che l’italiano sia il vero erede della cultura greca e di quella latina, la antiteticità, invece è nei fatti realistica la posizione di Manzoni pronto a buttare via tutto il retaggio classico per avviare una nuova letteratura prosastica alla maniera francese. Nietzsche invece sa bene , e se ne duole ,che la Germania in tanti secoli abbandonando il quale dei” Reich”, eccitato e coi pomelli rossi non ha che da perdere sostituendo ha uno stile imitato l’assenza di stile. Il rapporto con Leopardi è quello con una stele è un cippo come con tutti gli italiani che nei loro costumi rappresenterebbero il perdurare di una memoria dell’Antico come vivacità di spirito ,superstizione ,sentimento ,panico della vita. Che è ciò che d’altra parte induce a fantasticare sulla dieta dei Dogi ,sulla crudeltà dei rinascimentali ,sui costumi fieri;nel tempo il nostro secolo il pregevole discorso di Otto su Leopardi e Nietzsche ripete per l’essenziale con la cauzione del nuovo asse durante gli anni della guerra. Questa prospettiva che delle vie possibili del classicismo degli italiani come eredi di Roma e i germani come i portatori di un nuovo principio che deve amalgamarsi, l’altra essendo notoriamente la squalifica dell’umanesimo ,romano /italiano e la costituzione un ponte privilegiato tra Germania e l’ Ellade. Dopo la crisi italiana le cose stanno così ,ci si può consolare come Gioberti favoleggiando di una filosofia sannitica, etrusca e pelasgica. Più realisticamente ,ma sempre restando nel mito,si può, negoziare la resa con Spaventa ,proponendo l’ingegnosa teoria del circolo per cui la filosofia ,cacciata dall’Italia dai roghi dell’ Inquisizione,ritornerebbe, dopo il lungo soggiorno tedesco,nell’Italia unita e nella Roma senza Papa. Ovvio che Leopardi dovesse puntare sull’ inattuale Ma detto questo la filosofia di Leopardi ,quando per filosofia si intende qualcosa di più che una visione del mondo ,resta un frutto storicamente tardivo ,cioè un fiore nel deserto perché .Alla fine Nietzsche non ne può più di Leopardi perché nonostante la venerazione per L’Antico e per il suo fossile vivente ,Nietzsche ha in mente una filosofia dell’avvenire; progettata in azioni anti politiche ,rivoluzionarie, sconvolgenti, quali sono un tedesco di allora avrebbe potuto pensare ,nulla di simile c’è nel pensiero di Leopardi. E l’altissima irrisione dei nuovi credenti :”S’arma Napoli a gara alla difesa /de’ maccheroni suoi”, esprime con i mezzi di una poesia ancora grande e vera uno sdegno civile che si riferisce a una situazione specifica la nostra. Leopardi non è dunque filosofo perché triste come ho più di Nietzsche o perché precursore di Cioran, ma perché cantore di una provincia spaventosa,e di un’Italia crollata e arresa .Il progetto leopardiano delle operette morali quale è enunciato al Giordani di dare una filosofia gli italiani .Ma si intende che avesse risonanza Europea è allora incompiuto per gli stessi motivi che hanno portato il fallimento di Rosmini e di Gioberti o del Barone Galluppi, le cui protologie e poligonie filosoficamente non sono affatto inferiori all’autore, delle” Operette morali”,la grandezza del pensiero di Leopardi come quella di Montaigne o di Kafka, esorbita dalla filosofia quale la si è intesa da Leibniz innanzi. la grandezza del pensiero di Leopardi e al rischio il primo rischio di un confronto con Nietzsche è dunque quello di riproporre per l’Italia le pratiche delle questioni settecentesche di Stato padre rivoluzione l’ultimo rischio potrebbe essere Allora quello di fare anche di Nietzsche come fu nella prima è più inerme fase della sua ricezione un “Lebensphilosoph” e un moralista; Nietzsche fu mille volte meno di Leopardi come poeta ,ma fu tutt’altra cosa da lui come filosofo, perché la poesia é ancora altra cosa dalla filosofia.

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